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Recensioni

SINTESI Beata Angela

 

 

Recensioni da quotidiani, riviste e libri:

 

 

1977

Coletti, Arte notizie. Artisti perugini premiati a Fabriano, in “La Nazione” Umbria, 6 dicembre 1977.

 

1978

  • [s.f.], Speranza e fiducia nella ceramica della mostra antologica derutese, in “La Nazione”Umbria, 18 settembre 1978, p.19.
    [… lettrice degli stimoli più sottili e riposti, dati, al limite, da un fiore, da un tralcio, da un ramo piegato, soprattutto in evidenza per la riscontrabilissima disposizione ad una tecnica notevole, cui la mano addestrata aggiunge morbidezza di tocco e di intervento …]

 

1979

  • [s.f.], Successo della Fanum Fortunae 1978, in “Il Resto del Carlino”, cronaca di Urbino e Fano, 21 gennaio 1979, p.3.
  • [s.f.], 1° Concorso Nazionale Fanum Fortunae 1978 (verbale della giuria, Fano 28 dicembre 1978), in “Il Machiavello”, bimestrale d’arte e cultura, Anno 2, n.1, gennaio – febbraio 1979, p.24.
  • [s.f.], 1° Concorso Nazionale Fanum Fortunae 1978, in “Il Machiavello”, bimestrale d’arte e cultura, Anno 2, n.2, marzo – aprile 1979, p.22.
  • Pensa, Spoleto Festival, in “Umbria Amica. Le Opere e i Giorni”, periodico indipendente di cultura, Anno VI, n.4-5, 7 luglio 1979, p.33.
  • [s.f.], Nella città di Francesca Zeus è arrivato dal mare-5a Edizione Premio Zeus Città di Rimini, in “Nuovi Incontri”, Arte – Scienza – Letteratura – Attualità, Anno II, n.1, 1 settembre 1979.

 

1980

  • [s.f.], Gran Premio Città di Pompei, in “Il Gazzettino Vesuviano”, Anno X, n.1, 16 gennaio 1980, p.4.

 

1983

  • [s.f.], Una mostra per la lotta contro i tumori, in “La Nazione” Perugia, 14 maggio 1983, p.3.
  • Pensa, La faticosa tela, collezione “Antologie” n.39, Premio S. Valentino, Terni, 1983.
    [… La sua linea di abitudine è ovoidale: ha la capacità di tessere trame con la luce chiara e struggente. Approfondisce, amplia, affina gli spazi e gli strumenti del suo linguaggio espressivo per accogliere e per dare senso e figura agli oggetti che la passione esistenziale della storia e della cronaca, non più riflesse e sublimate, mettono in evidenza e in movimento il suo spirito, la sua anima caduta in un vortice divino. Una intensa, luminosa fedeltà alla propria natura e un continuo, torturante, esaltante incremento del sapere umano, accompagnano e realizzano l’evolversi della sua opera sottile e trasparente …]

 

1984

  • [s.f.], Ventidue artiste espongono ai Priori, in “La Nazione” Perugia, 5 marzo 1984, p.9.
  • [s.f.], Ventidue pittrici, una mostra: ai Priori, già è un successo, in “La Nazione” Perugia, 10 marzo 1984, p.3.
  • [s.f.], Pittrici dell’Umbria – Una mostra da vedere, in “La Nazione” Perugia, 16 marzo 1984, p.3.
  • [s.f.], Seconda rassegna di pittrici umbre. In esposizione le opere di ventidue artiste. La mostra al Palazzo Comunale, in “La Voce” Perugia e Città della Pieve, 18 marzo 1984, p.8.

 

1985

  • [s.f.], Le pittrici umbre al Festival dei Due Mondi, in “La Nazione” Spoleto, 28 giugno 1985, p.5.
  • [s.f.], 28° Festival dei Due Mondi. Terza rassegna delle pittrici umbre all’ex collegio Enpas. L’interessante linguaggio artistico di venticinque umbre. Quando l’arte è donna e fa rima con successo, in “Il Messaggero” Umbria, 5 luglio 1985, p.2.
  • Rigoni, Notiziario Ancis e Associate Fiap, in “La Pleiade”, Anno 4, n.11, novembre 1985, p.2.

 

1986

  • [s.f.], Maestri contemporanei alla Galleria d’Arte Centro Storico di Firenze, in “Accademia”, periodico di arte, cultura e scienze, Anno 8, n.10-11-12, ottobre – novembre – dicembre 1986.
  • [s.f.], Notizie, in “Praxis Artistica”, mensile d’arte, cultura, attualità, Anno11°, n.116, dicembre 1986, p.91.

 

1987

  • [s.f.], Le rassegne e i concorsi – Deruta, in “Arte Italia Illustrata”, periodico trimestrale d’arte, cultura, attualità e turismo, n.1, aprile – maggio – giugno 1987, p.73.

 

1991

  • Bistoni, Illustrazione delle estasi, in “La Voce”, n.22, 9 giugno 1991, p.5.
    [Ci perdoni Domenico Alfonsi se, pur presentandolo, non parliamo molto del suo libro, Il Viaggio che, scritto come soggetto cinematografico, è risultato una scattante e immediata biografia della Beata Angela da Foligno.
    Lo consigliamo a tutti coloro che vogliono conoscere, con facile lettura, la straordinaria mistica umbra. Di questo lavoro hanno parlato con indubitabile competenza Amintore Fanfani e Luciano Radi. Al valore intrinseco del volume si unisce un’altra cosa sorprendente: le illustrazioni realizzate da Giovanna Bruschi, perugina.
    Si, è un libro con le…figure! Qualcuno ha ‘osato’ riprodurre in bianco e nero le visioni, le estasi, le ‘notti oscure’ della beata di Foligno. Di Angela qualcuno ha detto che è la «mistica per antonomasia» e i suoi scritti sono «la grande metafisica della mistica» …
    Addirittura il teologo J.K. Huysmans, ha scritto: «Davanti agli scritti di Angela da Foligno, gli scritti di altri mistici diventano cenere».
    Qualche anno fa confidammo a un prete, di profonda competenza teologica e da noi stimato per la sua vita dedicata alla spiritualità e alla preghiera, di aver acquistato le Opere di S. Giovanni della Croce; ci freddò con questa osservazione: «Io ho paura di accostarmi a certe esperienze». Non capimmo bene cosa volesse dire e non lo comprendiamo bene neppure ora. Sappiamo che da quel momento anche il suo interlocutore ha rivolto occhi guardinghi su certi santi e su certe sante che hanno avuto il privilegio di vivere sconvolgenti esperienze dello spirito.
    La nostra Umbria, popolata di innumerevoli Santi e specialmente di Sante mistiche (a queste dedicò un particolare convegno il Centro di Studi francescani) ci costringe, di tanto in tanto a interessarcene. Parliamo, per esempio, di Santa Veronica Giuliani, della Beata Colomba da Rieti, vissuta a Perugia, della Beata Angela da Foligno. Le citazioni sopra ricordate spiegano, forse, certe presenze.
    A leggere, dunque, Il Viaggio mi ci ha indotto la pittrice Giovanna Bruschi. È lei che ha…osato!…
    Giovanna Bruschi, sposata allo scultore Pilade Trabalza, è riuscita – secondo noi – a dire ‘qualche cosa’ intingendo la punta del pennino su nerissimo inchiostro. Ciò che non ha osato il nostro spiritualissimo amico (introdursi nei misteri delle nozze mistiche, delle estasi e delle ‘notti oscure’ di S. Giovanni della Croce, di Santa Teresa di Avila e … compagni) ha ‘osato’ Giovanna Bruschi. La conversione, gli incontri con l’Infinito, con l’Ineffabile, le estasi, gli smarrimenti umani di fronte al divino, l’incontro con la ‘Cosa’, col Sommo Bene, col Sommo Amore … divengono di più possibile penetrazione, con le ombre e le luci, gli abissi elicoidali, i cerchi concentrici e accavallantisi della pittrice, che, come donna ha forse qualche segreto in più per avvicinarsi alla sensibilissima Angela.
    Giovanna Bruschi ci si è avvicinata, con trepidazione, ma ci si è avvicinata. Le sue quindici composizioni non sono sterile e virtualistico geometrismo, ma volti e figure, santuari e tabernacoli, vetrate e paramenti liturgici dove tutto si trasfigura e trascende. Leggere il racconto dell’Avventura divina di Angela o, meglio, leggere i suoi scritti fissando le ‘visioni’ fissate dall’arte di Giovanna Bruschi, diviene preghiera, meditazione, contemplazione. Ancora una volta la poesia e l’arte in genere sorpassano di una ruota teologia e psicologia.]
  • Blaine, Il Viaggio. Esperienza mistica di Angela da Foligno, in “Miscellanea Francescana”, fasc. III – IV, Tomo 91, luglio – dicembre 1991, pp.552-553.
    [… Un aspetto molto insolito, interessante bello di quest’opera è costituito dall’inclusione delle splendide illustrazioni grafiche di Giovanna Bruschi, la quale ha tentato di catturare, nella misura in cui si possa catturare una realtà autenticamente ineffabile, quell’esperienza profondamente femminile che era il rapporto amorevole di Angela con il Mistero che è Dio …]
  • Farnetani, La figlia dell’estasi, in “Città di vita”, novembre – dicembre 1991, p.591.

 

1992

  • Frate Indovino, Il Viaggio. Esperienza mistica di Angela da Foligno, calendario 1992.
    [Il Viaggio di Domenico Alfonsi, scritto originariamente per un film sulla Beata Angela, è stato pubblicato di recente completamente rivisto e arricchito dalle stupende immagini dell’artista perugina Giovanna Bruschi.
    Vi si racconta il viaggio-pellegrinaggio che la Beata Angela effettuò, con un gruppo di figli spirituali, da Foligno ad Assisi nel 1291…
    L’autore sintetizza in esso tutta l’esperienza mistica di Angela: i 37 anni di vita mondana, la conversione nella Cattedrale di Foligno nel 1285, la penitenza nel seguire la via della croce, la scelta di restare laica e nel mondo, le straordinarie visioni di Dio in Assisi e nella sua casa a Foligno, ed infine il suo mirabile transito nel 1309 …
    Uno studio approfondito meriterebbero le immagini della Bruschi che presentano una ricerca espressiva ai limiti delle possibilità del segno grafico per esprimere l’inesprimibile e l’indicibile, ma che denotano anche una profonda e amorosa partecipazione personale alla vicenda umana e divina di Angela da Foligno, donna di sempre.]
  • Chiaretti, Il Viaggio di Angela da Foligno, in “La valle santa di Rieti”, Rivista dei Santuari Francescani, Anno XL, n.1, gennaio – febbraio 1992, p.24.
    [… possiamo avvicinarci a questo libro col desiderio di saperne di più: non solo di Angela, ma del discorso ascetico e mistico proprio della spiritualità cristiana, soprattutto in tempi di rarefazione di interesse verso quel viaggio nel profondo cuore dell’uomo e nel suo segreto rapporto con l’Ogni Bene. Se ne ricaverà non piccolo vantaggio, oltre al diletto d’una scrittura pulita e cordiale. Non posso non menzionare anche le illustrazioni predisposte appositamente dalla professoressa Giovanna Bruschi, tutte tese, con le loro volute e l’intima tensione ascensionale, ad esprimere visivamente l’inesprimibile, a narrare, con una simbologia non arcana e una tecnica chiaroscurale molto efficace, quell’interiore moto d’anima che solo a Dio è noto nella sua compiutezza.
    Testo e illustrazioni sono un tentativo – penso ben riuscito – di volgarizzare esperienze interiori d’altissimo profilo; di schiudere all’uomo d’oggi nuovi orizzonti conoscitivi, quelli della preghiera e della contemplazione, che vanno oltre il limite e le aridità della ragione e della scienza; di rendere accessibili percorsi mistici che pensavamo riservati solo a personaggi d’eccezione.]
    Grieco, Un nuovo volume sulla Beata Angela, in “Osservatore Romano”, 9 febbraio 1992, p.8.
  • [s.f.], Bisogno di trascendenza. L’esperienza mistica di Angela da Foligno, in “Segno Sette”, n.24, 23 giugno 1992.

 

1993

  • Zappia, M. Duranti, A.C. Ponti, Aspetti dell’Arte del Novecento. Dagli anni cinquanta ad oggi, in Storia illustrata delle città dell’Umbria – Perugia, a cura di Raffaele Rossi, collana:“Il tempo e la città”, Milano, Elio Sellino Editore, 1993, tomo terzo, p.1020.

 

1994

  • Andreoli, Beata Angela da Foligno, in “S. Francesco”, mensile illustrato, n.5, maggio 1994, p.43.

 

1995

  • Coletti, Beata Angela, studio. Il cammino verso l’estasi, in “La Nazione”Perugia, 3 maggio 1995, p.3.
    [È una figura tra le più profonde della mistica cristiana, Angela da Foligno. Donna squassata dalle passioni del mondo fino al punto-zero della conversione, alla conoscenza profonda e insondabile dei misteri, all’estasi totale. Tre trasformazioni spirituali per giungere al punto più alto di contemplazione dell’Assoluto, un sentiero improbo da affrontare attraverso la nostra coscienza e sensibilità e che ora è divenuto una pubblicazione. Ne è autore Padre Domenico Alfonsi, francescano conventuale, lungo itinerario di studi teologici, docente e scrittore di ampie vedute. Sulla Beata Angela aveva già realizzato una ricerca che vide la luce nel ’91, ora il secondo sigillo con La figlia dell’estasi che è stata edita dalle edizioni Messaggero di S. Antonio di Padova. Allora e oggi le pubblicazioni contengono interventi grafici di Giovanna Bruschi, artista che è arrivata a una sofferta partecipazione del tema, a tal punto da suggerire attraverso il bianco e nero la perfetta e sofferta macerazione dello spirito. Non commenti visivi, i suoi, ma innesti fondamentali, lancinanti sprazzi di luce e preghiere divenute forma in un testo che si presenta fondamentale per ricostruire la biografia intima di una donna del Duecento che seppe elevarsi man mano per toccare la perfetta letizia.
    Il testo di Padre Alfonsi è naturalmente complesso, come può essere un’analisi condotta per anni, vissuta davvero con travaglio prepotente e posta in superficie con lavoro di mesi e di…notti.
    Il culto per Angela da Foligno, o meglio la lettura piena della sua esistenza, è avvenuta nel 1868, quando Ernest Hello aveva preteso, traducendo il testo latino del Liber della donna, di esporre le lacrime più che le parole. Da quel momento è iniziato l’interesse del mondo francofono, cui è seguito un esplodere d’interesse in altri Paesi per quella che venne definita «la più grande mistica francescana, Maestra dei teologi».
    Padre Domenico Alfonsi ha proseguito il discorso avviato con il suo lavoro di quattro anni fa: là si tratteggiava l’immagine della donna medievale che rincorre le vanità e i piaceri dei sensi e poi esplora il mondo dell’aldilà e il mistero di Dio fino ai limiti delle possibilità umane, qui il percorso si fa impervio, di sottilissima teologia, di scalata a quell’empireo dove Angela s’è rifugiata in perfetta letizia, dopo aver scartato tutte le scorie.
    Il volume è ricchissimo di meditazioni, di soste agli altari dello spirito. E nell’appendice si apre la finestra sull’Europa del Duecento, con paralleli tra figure di sante, notizie storiche su Foligno per quanto attiene agli ordini mendicanti, al convento di San Francesco e alla casa di Angela, alla nascita del Liber scritto da fra’ Arnaldo, che è suo parente e riceve le confidenze in dialetto riportandole in latino. Arnaldo comincia a ricoprire le pagine del suo breviario, poi deve ricorrere a un quaderno di ‘carta bambagina’ per poter imprimere tutto quanto viene raccontato, convulsamente, verso l’estasi.
    E proprio questo è stato la base per padre Alfonsi: un impegno che equivale a una scalata di sesto grado, risolta vittoriosamente nel senso di esser riusciti a toccare la vetta. E per finire, i quattro interventi artistici di Giovanna Bruschi che arriva davvero a sfiorare l’abisso.]

 

1996

  • [s.f.], La figlia dell’estasi, Rilievo Bibliografico in “Rivista di Vita Spirituale”, n.50, 1996, pp.111-112.
  • [s.f.], La Postierla. Mostra di Giovanna Bruschi,  in “La Nazione” Perugia, 27 settembre 1996, p.4.
  • Scandolini, Le opere di Giovanna Bruschi, in “La Voce”, n.36, 4 ottobre 1996, p.7.
  • Baragli, Rassegna Bibliografica – Segnalazioni, in “La Civiltà Cattolica”, Anno147 – vol. IV, quaderno 3511, 5 ottobre 1996, pp.103-104.
  • Scandolini, Mostre d’arte, Giovanna Bruschi alla Postierla di Perugia, in “Spoleto ’90”, 20 dicembre 1996, p.11.
    [Chi riesce ad osservare con gli occhi dell’anima le arti figurative, come sarebbe sempre necessario, non può non rilevare subito che le opere di Giovanna Bruschi, non soltanto quelle ispirate alla Beata Angela da Foligno e alle sue vicende umane e mistiche, sono il risultato, certamente di una tecnica insolita, raffinata ma, soprattutto, di una magica tensione trasfigurante che spinge l’artista a catturare l’inafferrabile, a rendere visibile l’invisibile, percorrendo l’arduo cammino dalla sofferenza del tempo alla memoria e alla prefigurazione dell’eterno. È certo che due diverse e convergenti virtù assistono Giovanna Bruschi: il più severo e responsabile sentimento religioso che connota il vivere e il morire; un civismo mai disposto a farsi addomesticare nelle strettoie delle ideologie, delle mode e delle correnti. Una pittura che sfugge ad ogni superficiale, sbrigativa classificazione di comodo, dunque.
    Diceva Ugo Foscolo: «La religione m’empie sempre di idee suscitate da una bella notte senza luna; e sono grandi sensazioni più che idee». Ecco: credo che anche Giovanna Bruschi, nell’atto di esprimere le proprie idee, le proprie sensazioni con la personalissima grafica in bianco e nero, sia sempre stimolata, per sua natura, dagli stessi impulsi evocati dal Poeta.
    In definitiva la pittrice mi pare riesca a far sentire sempre l’attento osservatore dalla parte della gratitudine e della speranza.]

 

1998

  • Campanella, Gli artisti in aiuto degli animali, in “La Nazione” Umbria, 30 settembre 1998, p.31.
  • Campanella, Reale parla alla Postierla. La poetessa [M.A. Bonacci Brunamonti] dell’800 vista in toni colloquiali. Mostra di Giovanna Bruschi, in “La Nazione” Umbria, 23 novembre 1998, p.7.

 

1999

  • A. Marcelli, Dalla parola all’immagine (Le illustrazioni di Giovanna Bruschi Trabalza), in “Subasio”, Accademia Properziana del Subasio, Assisi, trimestrale di informazioni culturali, Anno VII, n.1-2, 30 marzo – 30 giugno 1999, pp.33-34.
    [Rispettivamente nel 1991 e nel 1995 uscirono due lavori di P. Domenico Alfonsi, francescano conventuale del Convento di S. Francesco di Foligno: Il Viaggio. Esperienza mistica di Angela da Foligno e La figlia dell’estasi. Biografia spirituale della beata Angela da Foligno. Letture, dunque, di alcuni anni or sono e una promessa antica fu quella di scrivere alcuni pensieri sulle illustrazioni grafiche che corredano i due testi, opera della professoressa Giovanna Bruschi Trabalza, a volere ritornare, in un modo circolare, ancora una volta dalle immagini alle parole, ai pensieri.
    Con felicissime intuizioni la sensibilità creativa della professoressa Bruschi attiva a Perugia, ha penetrato il testo, ha scavato nella profondità dell’anima della Beata Angela, terziaria francescana, mistica, acclamata già nel XVII secolo ‘Maestra dei teologi’.
    Arduo compito quello di avvicinarsi ad un’esperienza mistica: con l’intelletto quasi impossibile, la fede sola può aprire uno spiraglio tra le ombre del dubbio e i chiaroscuri della coscienza.
    Ma l’arte sì, può farcela, come la poesia, e l’artista perugina si impegna e si coinvolge nel suo disegno di linee e di forme; il suo impianto grafico sembra sollevarsi dalla base, rappresentata in più occasioni, simbolicamente, da luoghi francescani: come visioni lontane, sogni indefiniti, per proiettarsi verso l’alto.
    Nel mistico ‘viaggio’ di Angela, compiuto ad Assisi, per ritrovare se stessa e Dio, Giovanna Bruschi va commentando le varie tappe, ispirandosi al testo e alle testimonianze di questa donna straordinaria.
    Nelle illustrazioni s’innalzano voli di ali, linee avvolgenti come abbracci, nubi che si diradano come nebbie, lasciando aloni suggestivi al chiarore che si riaccende di nuova luce, al vertice di una ipotetica piramide o struttura piramidale. Ogni capitolo è introdotto da visioni diverse: forme arrotondate come pagine di un codice medievale arrotolato, tra le cui pieghe si intravede un libro antico, forse Il libro di Angela scritto da frate Arnaldo, guida spirituale e suo biografo; piani intrecciati simmetricamente con prospettive ardite di luce diffusa, ombre sfuggenti e, infine, lo slancio vitale di un’offerta totale che si annulla nel tutto, in un movimento di cerchi concentrici, come di un corpo celeste spinto da una forza misteriosa.
    Scorrendo le pagine, altre immagini sembrano prendere consistenza da suggerimenti reali, per poi rarefarsi in altezze metafisiche, verso un punto lontano dell’infinito. Lo spazio della pagina non basta più: le linee vanno oltre …
    Quando l’anima si piega su se stessa, quasi attorcendosi in un groviglio di piani e di linee curve, allora non si riesce ad individuare l’inizio e il termine del disegno stesso.
    La figura di Francesco-Alter Christus suggerisce il cardine su cui ruotano le ante immaginarie di una porta: le linee geometriche partono da un punto per concentrarsi in un occhio vigile, al centro, l’occhio di Dio.
    Bozzoli di seta sembrano avvolgere fili sottili, da cui vuole uscire una luce, concentrata, che effonde chiarore intorno: è l’amore che si dona.
    Il luogo reale della Porziuncola è trasfigurato, viene avvolto in un drappo che si richiude su se stesso, in alto, con il consueto gioco di luci e di ombre, da cui emerge l’immagine di Maria, mentre all’interno Angela si dispiega nella visione.
    A commento del Salmo «Dal profondo a te grido, Signore» la notte scura dell’anima, terribile, si distende a poco a poco in linee più aperte e più chiare, verso un’alba sperata, più che vissuta.
    Nell’estasi c’è un desiderio forte di Dio, l’UNO, in cui si concentra tutto l’essere della creatura, per cui è visibile un sole accecante, da cui, come turbolenze solari, escono forme geometriche evanescenti, più scure.
    Il sole accecante rimanda ad una piccola Ostia consacrata, punto focale di un turbinio intorno di luci e di forme architettoniche in prospettiva. E nella visione ‘ultima’, grandiosa, a commento del testo «Padre, nelle tue mani raccomando l’anima e lo spirito mio», la circolarità si fa totale, c’è l’occhio che vede, che sa (oráo = vedo, dunque, so), che s’immerge nell’immensità del mistero di Dio, dove l’anima si ricongiunge al suo Creatore. Il contatto appena sfiorato tra le due masse circolari fa pensare alla creazione di Adamo, in cui Michelangelo accosta il dito di Dio fermo, deciso, al dito di Adamo ancora inerte, carico di materialità, appesantito, eppure proteso alla vita: è il mistero della creazione, dell’incarnazione della vita e della morte. Non mi par fuori luogo, al fine di trasmettere il senso profondo di tale esperienza artistica, ricorrere a memorie ed echi della poesia dantesca, in particolare alla III cantica della Divina Commedia. Nel ‘Paradiso’, infatti, l’ineffabilità delle visioni si esprime in un verso di sublime poesia «la gloria di Colui che tutto move / per l’universo penetra e risplende / in una parte più e meno altrove» (I, 1-3), «E vidi cose…» (I, 5), «Sì come ruota ch’igualmente è mossa, l’amor che move il sole e l’altre stelle» (XXXIII, 44-45). Il movimento impresso dall’artista alle linee, unito alla circolarità del disegno, trasmette una forte suggestione mistica; e nelle larghe pieghe dei piani tracciati si coglie l’eterno moto roteante dei cieli, armonia del Paradiso.
    Nelle tavole de La figlia dell’estasi, la Bruschi aggiunge una raffinatezza, una gentilezza più umana, più penetrante, per cui, ancora una volta, ricorro a Dante ( III, 49): Piccarda Donati «non mi ti celerà l’esser più bella».
    Concludo riferendomi al teologo Ranher: «l’uomo religioso del futuro dovrà essere un mistico, uno che ha fatto esperienza, oppure non sarà affatto religioso».
    Ecco, Giovanna Bruschi ha fatto esperienza, donandoci immagini che invitano ad aprirsi alla bellezza, alla spiritualità, al mistero di Dio.]

 

2000

  • Zavarella, Incantate arcane presenze. Non estetismo fine a se stesso ma energia, in “Il Giornale dell’Umbria”, 21 gennaio 2000, p.33.

 

2001

  • Dozzini, Angelus Novus – Acquaforte di Giovanna Bruschi, in “La Voce”Umbria, n.2, 19 gennaio 2001, p.5.
  • Scandolini, L’arte ha ottenuto pregevoli risultati con l’espressione metafisica della realtà. Angelus Novus di Giovanna Bruschi, in “Spoleto ’90”, 15 giugno 2001, p.46.
  • Borghi, Lo spirito dell’Angelo Nuovo, in “Il Giornale dell’Umbria”, 5 agosto 2001, p.35.
    [Giovanna Bruschi si dedica all’incisione dal 1977 privilegiando la tecnica ad acquaforte. Vive ed opera a Perugia, sua città natale, da sempre traendo godimento dall’intuizione del genius loci, che suole cogliere nei sussurri del vento e nelle tracce copiose del mondo etrusco. L’attività grafica non è stata la sua unica passione, vista la nostalgia con cui ha rievocato per noi i numerosi anni dedicati all’insegnamento, intrapreso poco più che ventenne e condotto con lo spirito di chi si sforza di accogliere in sé la forza e la debolezza dei discepoli, nella certezza che la ricettività nei confronti dell’altro sia imprescindibile per rinsaldare la conoscenza di sé. Ultimamente il tempo da dedicare all’arte è cresciuto, ma il modo di viverlo pare destinato a restare immutato. Costante, infatti, resta la propensione a trasformare i momenti di espressività artistica in spazi intangibili, in cui i rovelli interiori prendono il largo verso un mare puro di astrazioni serenatrici: viene in mente l’accostamento tra l’artista e l’albatro con cui Baudelaire alludeva a una creatura destinata a scoprirsi contusa o asfissiata dal contatto con le effimere complicanze del quotidiano, ma sempre lesta a spiegare con forza le ali nella lotta meno vana da cui sorgeranno i suoi canti immortali. Così, la Bruschi, soggiacendo al fascino del solitario studio ricolmo dei suoi lavori, ascolta il silenzio per distillare risonanze che plachino richiami interiori non risposti, finché non veda la luce una pittura non materica, ma tutta sostanziata di sentimenti e idealità che diventano archetipi dell’esistenza umana. Proprio nell’amata ‘fucina’ da cui tutte le sue opere sono uscite, l’artista ci ha mostrato diversi esemplari delle acqueforti di soggetto religioso, celebrate per una vena mistica effusa a un tempo con intensità e delicatezza.
    Nella serie creata per illustrare il volume Il Viaggio (P. Domenico Alfonsi, collana: Il Cenacolo B. Angela da Foligno, Foligno, 1991) l’inconfondibile stile della Bruschi – che campisce le superfici attraverso nitidi giochi di piani incurvati e sovrapposti, leggiadri o stentorei, a seconda che il chiaroscuro definisca pieni o vuoti, prossimità o lontananza, assenza o presenza di una luce con chiaro valore simbolico – si fonde con un’intenzionalità allusiva di forte impatto per chiunque sia vissuto accosto, partecipe o meno, ai valori della cristianità. È così che, a titolo esemplificativo, geometrie dischiuse dalle intuizioni personalissime di uno spazio sopramondano, scevre da elementi marcatamente figurativi, giungono a suggellare la consolazione nascente da una Mater Dei forse in atteggiamento benedicente, comunque portatrice di una forza capace di bucare il velo di qualunque tenebra …
    L’attitudine della Bruschi a tradurre ‘in immagini l’invisibile e l’ineffabile’, come si sottolinea nella quarta di copertina del volume Il Viaggio, altro non è che capacità di appropriarsi di una sostanza umana accompagnata da una sempre felice cernita delle possibilità di svolgimento di un tema. Tutte qualità di recente fatte oggetto di nuovo ossequio presso la Sala della Biblioteca di Palazzo della Penna, con riferimento al bozzetto Perugia Fanciullaccia Scapigliata, ispirato alla figura di Maria Alinda Bonacci Brunamonti. Alludevamo sopra all’attaccamento nutrito dall’artista per Perugia. Segno manifesto ne è un’opera recente, Angelus Novus, che merita di essere portata all’attenzione del pubblico per il sentito e maturo auspicio di crescita ed evoluzione positiva espresso nei confronti della città in occasione dell’ingresso nel nuovo millennio. L’atmosfera tipicamente perugina di venti arruffati che avvolgono in invisibili vortici i corpi dei passanti, soprattutto qualora transitino in posti particolari del centro storico, come Porta Sole o via dei Priori, è la nota dominante di una composizione complessa ma resa limpida da un saldo ritmo classico, costruito sulla simmetria di moti ascensionali che assecondano le diagonali, per delimitare la sfera della vita perugina, con i suoi edifici e monumenti celebri e con la sua gente. La drammatica opposizione di forze in primo piano – l’Angelo bianco, volto a destra verso il futuro, simboleggiante la Vita che nel bene si evolve positivamente, e il Passato colto nel suo lato di oscurità e morte – è risolta, nella parte superiore dell’opera, dal graduale espandersi sulla città della luce bianca di un benefico rinnovamento. Ancora una volta Giovanna Bruschi insegna come dai raffinati giochi del chiaroscuro, portati a galla dal bulino indefesso, possa sprigionarsi una magia visiva che altera e arricchisce i puri dati esperenziali proiettandoli in un più vasto orizzonte di senso. La sua è un’arte che non rinuncia ad esplorare quel mondo di valori le cui correnti metafisiche mai cesseranno di lambire la terra, come pare dire il vento di purezza che carezza Perugia, materializzato nel profilo impalpabile che accosta le labbra all’angelo.]
  • Raponi, Presentazione di una collettiva di grafica, in Gli incontri della Postierla. Dieci anni di attività 1992-2001, a cura di A. C. Ponti, Perugia, Provincia di Perugia, 2002, p.79.

2001

  • Valter Corelli, Angela da Foligno – La vera povertà, in “Le Colline della Speranza”- Itinerari di santità femminile in Umbria -Stampato a cura della Edimond – Città di Castello, settembre 2001,p.5.
    […Un percorso visivo di pregnante intensità ci viene offerto dalle preziose incisioni di Giovanna Bruschi, artista perugina che ha saputo calarsi con grande partecipazione e sensibilità nello sguardo interiore di Angela, trasferendo in segno, vortici di luce, veli d’ombra e l’incanto della visione mistica. L’esperienza di Angela da Foligno, nella sua apparente irraggiungibilità, indica all’uomo di oggi una strada semplice da percorrere per scrollarsi di dosso i pesi del superfluo ed aprirsi alla vera conoscenza di sé.]

 

2002

  • Valter Corelli, Rita da Cascia – Tra storia e tradizione, in “Le Colline della Speranza”- Itinerari di santità femminile in Umbria – Stampato a cura della Edimond – Città di Castello, maggio 2002, p.6.
    […Un percorso visivo autonomo, di grande spessore artistico, viene compiuto da Giovanna Bruschi (già autrice delle illustrazioni del volume sulla Beata Angela in questa collana) che, in preziose acqueforti, traccia con estro sorretto da forte carica spirituale le immagini, le sensazioni, le suggestioni che la biografia della santa ha donato alla sua sensibilità.
    Il superamento di ciò che appare impossibile è senza dubbio il messaggio più attuale che Rita ci offre oggi, in un’epoca in cui ognuno di noi deve vincere quotidianamente l’angoscia nei confronti di avvenimenti tanto soverchianti da suscitare sentimenti di impotenza…]

 

2002

  • Zavarella, Rita da Cascia. Tra storia e tradizione. “Itinerari di santità femminile in Umbria” (Un’opera pubblicata da Edimond con illustrazioni di Giovanna Bruschi), in “Il Giornale dell’Umbria”, 30 maggio 2002, p.23.
    [… Il volume che si impreziosisce di immagini a colori e di straordinarie ed originali illustrazioni di Giovanna Bruschi che interpreta modernamente l’avventura di Rita, ricorrendo ad una perizia tecnica raffinata e ad una sapienza ideale e religiosa di squisito taglio femminile …]
  • Zavarella, Bruno Dozzini: l’ultima raccolta di poesie con nota di Carlo Ponti, in “Il Giornale dell’Umbria”, 30 luglio 2002, p.15.
    [La parola nella poesia di Bruno Dozzini vive da sola e versificata. L’ultima raccolta Il nutrimento nascosto che si avvale di una nota di Antonio Carlo Ponti, si impreziosisce di una copertina raffinata della pittrice perugina Giovanna Bruschi che, con un segnico fraseggio pittorico di rara perizia e con una equilibrata distribuzione di spazi, assembla la peculiare monumentalità della Perugia estetica …]
  • Zavarella, Rita da Cascia raccontata tra storia e tradizione religiosa nei testi di Vittorio Giorgetti e Omero Sabatini (L’opera è uscita per la collana: “Itinerari di santità femminile in Umbria”), in “Il Giornale dell’Umbria”, 4 ottobre 2002, p.16.
    […L’ultima nata della serie è Rita da Cascia. Tra storia e tradizione, con premessa di Valter Corelli, presentazione di Padre Remo Piccolomini, introduzione degli autori e postfazione di Padre Nicola Giandomenico. Il volume che si avvale dei testi di Vittorio Giorgetti e Omero Sabatini, si impreziosisce di materiale fotografico a colori di Massimo Chiappini. Ma non solo. Il valore aggiuntivo e caratterizzante nella elegante pubblicazione è la contestuale ed argomentata illustrazione di Giovanna Bruschi che dall’alto di una sapienza segnica e cromatica di indubbia fattura e di valenza artistica, sgomitola delle immagini con chiari rimandi alla pittura religiosa. Che trova la ragione trasfigurativa non solo in un equilibrato impianto compositivo, laddove interviene un divisionismo volumetrico narrativo di straordinario esito, ma anche nello specifico di essenziali sequenze figurazionali, nell’accezione dell’umanità femminile, sospinta dalla drammatica turbolenza di sentimenti tra terra e cielo. La vicenda terrena di Rita è visualizzata con la squisita corrispondenza e sensibilità femminile di Giovanna Bruschi che mentre non contamina la ortodossia vicenduale, storica e leggendaria della Santa di Cascia, dall’altro liricizza lo sgomento di una sposa e la sofferenza di una madre, posta sull’orlo di una fede che si fa speranza salvifica e struggente catarsi del male nel dolore. Un dolore che Giovanna Bruschi corporeizza senza accenti visuali scomposti o caramellosi, ma esclusivamente arpionati alla intermediazione di Gesù. Mai ferendo la verità ambientale, situazionale e la interpretazione di un paesaggio protagonista (non ornamentale), laddove gli stessi interni claustrali, segnati da figure religiose oranti e stilizzate, concorrono alla comprensione delle donne murate, in tensione spirituale e religiosa verso la Via, la Vita e la Verità assoluta. Senza nulla togliere alla splendida ricerca storica di testi puntuali e quasi ultimativi, le sorprendenti illustrazioni di Giovanna Bruschi – per dirlo con Valter Corelli – rappresentano «un percorso visivo autonomo, di grande spessore artistico …che, in preziose acqueforti, traccia con estro sorretto da forte carica spirituale le immagini, le sensazioni, le suggestioni che la biografia della Santa ha donato alla sua sensibilità».
    In sintesi l’artista di Perugia propone con le sue creature artistiche, una successione di atmosfere incantate che dipanano composte e ieratiche immagini sufficientemente contrastate da geometrie luminose e sublimate da rose spiritualizzate, e da api in libertà creaturale. È un linguaggio espressivo, quello di Giovanna Bruschi, sobrio e essenziale che visualizza i sentimenti, le sensazioni, le suggestioni di Rita con una linearità di raro fascino da risonanza emotiva, e oltre la terra, per intuire e rivelare artisticamente la speranza cristiana.]

 

2004

  • Alessandra Borghi, Giovanna Bruschi, l’anima astratta e lucente delle composizioni grafiche. L’artista perugina ha presentato l’opera “Fregio del pensiero” –“Il mio ultimo lavoro artistico rappresenta una grande sfida dipesa dal confronto col valore sacrale della poesia”- in “Tutto Perugia”- Il Personaggio- 12 febbraio 2004, p.15.
    [L’ultima sua fatica – quattro disegni risalenti all’anno passato, emersi da un tenace lavorio di meditazione, reperimento del materiale ideale e trasposizione dello stesso nell’algido mondo delle linee e dei punti – è legata a doppio filo alla maniera inconfondibile di Giovanna Bruschi, artista perugina che dal 1977 non cessa di avvincere critica e pubblico, locale e non, col mondo incorporeo, flessuoso e di variegata luce delle sue composizioni grafiche ai limiti della pura astrazione. “Fregio del pensiero” è il titolo dei quattro disegni di recente dedicati al poeta Bruno Dozzini, per illustrare alcuni testi dell’ultimo libro “Intuizioni e no”. Due titoli speculari capaci già solo a livello nominale di segnalare il ricercato accordo di due percorsi di vita e arte, e anzi capaci di comporre insieme la storia universale ma sempre nuova di ogni evento artistico: travaglio doloroso del confronto con ciò che è sentito ma ancora inespresso, e ricomposizione del caos di spinte contrastanti grazie alla forza chiara del pensiero. Il “Fregio del pensiero”- che l’artista ha definito “una grande sfida dipesa dal confronto col valore sacrale della poesia”- è stato esibito in pubblico lo scorso 29 ottobre presso il complesso monumentale di Santa Giuliana, in occasione della presentazione del catalogo Giovanna Bruschi. Opera grafica 1977-2003 (Guerra Edizioni, Perugia, 2003), che raccoglie le tessere sopraffine componenti l’affresco della sua lunga attività: acqueforti a morsura unica – frutto di una tecnica rarissima -, disegni a matita, a china e a pastello. Tutte gemme di perfezione formale,quella che, senza la completa padronanza del disegno, non può sorgere in generale, ma che non potrebbe sorgere soprattutto in questo caso, perché, da sempre, è la linea l’etereo vessillifero delle invenzioni della Bruschi: “L’elemento senza peso che segue, fino alla sua sintesi visiva, l’idea”. La quale, prima di conoscere l’abbraccio di un’esecuzione sofisticata, memore anche della grande, incancellabile, lezione di rigore di maestri come Gerardo Dottori, Diego Donati, Adelmo Maribelli e Dante Filippucci, si dipana da un’ardua auscultazione interiore, protesa al presagio dell’Oltre. Di qui, l’impronta di una dimensione trascendente che giunge a posarsi sulle lastre della Bruschi, non a caso così sorprendentemente a suo agio nel cimento con figure mistiche della grande tradizione religiosa umbra. Le storie esemplari di Angela da Foligno e Rita da Cascia sono rifluite in una versione grafica caratterizzata, sì, da un piglio originale che individua sublimi opportunità espressive anche nei temi a prima vista più popolari, ma anche, al contempo, dalla resa emozionante di un animo che gode attimo per attimo del legame personale, inscindibile, con l’Assoluto. Ecco, in fondo, ciò che a pelle si percepisce al cospetto di questa donna dalla bellezza incantata, dai discorsi pacati ma spiranti una fervida energia intellettuale: il sorriso interiore, fermo e sapiente, che si allarga segreto a tutto il creato, con la fiducia di reperire, all’ombra di “Girasoli” (1977), “Bocche di lupo” (1978) o “Anturium” (1980), al centro di un “Vortice” (1979) o in qualcuno dei quattro elementi (“Sorella Acqua” 1981), quella risonanza esatta, intessuta di simpatia, calore, sincerità, che consenta di dire: “Questo mondo è pregno di Dio” (1990). E visto che il mondo,la vita, hanno per la Bruschi molto a che fare con la sua arte, senza sosta coltivata intensamente, anche negli anni dell’insegnamento in licei e istituti superiori, non stupisce che non abbia smesso di associarla all’amore, la prima forma in cui si rende percepibile l’anima positiva ed eterna nascosta nelle cose.
    Per rendersi conto di come Giovanna Bruschi sappia dare peso alle cose che per lei contano, basta avere la fortuna di sbirciare nel suo animato salotto: vedrete una famiglia composta da due artisti fieri di due figlie a loro volta dotate, spesso attorniata da altre personalità piene di spirito e cultura. Amicizie care, coltivate da quest’amante delle armonie, antidoti alle brutture, ma anche presenze di giusto sprone, come quando si è trattato di realizzare il catalogo, rompendo con la riservatezza consueta del suo modo di lavoro.]

 

2006

  • Giovanni Zavarella, Giovanna Bruschi e le porte di Assisi, in “Umbria Settegiorni”- n.09- Anno XI – 10 marzo 2006, p.17.
    [L’artista perugina ha realizzato una cartella con quattro splendide acqueforti.
    Assisi è città medievale per eccellenza. È uno dei gioielli urbanistici, architettonici e pittorici nazionali. Le sue Rocche, le sue mura e le sue porte destano nei visitatori, nei pellegrini, negli artisti che si portano alla Gerusalemme d’Occidente, un fascino irresistibile. E in ordine di tempo le porte della Città serafica che ha dato i natali a Francesco e Chiara, sono state oggetto della sapienza artistica di Giovanna Bruschi.
    L’artista perugina che ha al suo attivo prestigiose notazioni critiche italiane e straniere, ha realizzato, con l’ambito patrocinio dell’Accademia Properziana del Subasio di Assisi, una cartella con quattro splendide acqueforti. Che si impreziosiscono di una puntuale scheda storica del Dr. Pio De Giuli, direttore della Rivista ‘Il Subasio’ e di raffinate poesie del maggior poeta umbro vivente: Bruno Dozzini. Le quattro originali acqueforti visualizzano con tecnica consumata e per il tramite di una distribuzione cromatica di indiscussa perizia, la ‘Porta Mojano’, la ‘Porta San Giacomo’, la ‘Porta Perlici’, e ‘Porta Cappuccini’. Giovanna Bruschi che si avvale di seri e rigorosi studi accademici, dell’insegnamento del grande Maestro P. Diego Donati, di un lungo percorso esperenziale, ha prodotto un esito storico- estetico di particolare importanza. Che ha incontrato il sincero plauso e l’ammirazione incondizionata non solo del Presidente dell’Accademia Prof. Giorgio Bonamente e del suo direttivo, ma anche di tutti gli estimatori dell’arte incisoria. La risultanza artistica mentre non tradisce l’oggettiva figurazione, dall’altro esalta la permanenza architettonica, inserita nell’ambito di un’atmosfera incantata spirituale e magica. Le valenze dell’immagine che si sgomitolano per il tramite delle linee compositive e campiture coloristiche, suscitano suggestioni antiche e forti emozioni che non disdegnano simboli ed emblemi religiosi. Con un pronunciato senso dell’osservazione e della composta progettualità la Bruschi assembla intorno alla centralità del soggetto ‘Porte’, in modo originale ed estetico, permanenze monumentali che hanno fatto dire al Padre Dante ‘chi d’esso loco fa parola, non dica Ascesi, che direbbe corto, ma Oriente, se proprio dir vole’.]
  • Giovanni Zavarella, Assisi e le sue Porte “Siti – Unesco”, aprile – giugno 2006 – anno secondo – numero due, pp.78-79.
    […Le porte ultimamente hanno attirato l’attenzione dell’artista Giovanna Bruschi che ne ha interpretato modernamente e con tecnica di indubbio fascino, le valenze monumentali, architettoniche, storiche ed ambientali. La preziosa performance artistica è stata impreziosita da notazioni storiche del Dr. Pio De Giuli e dai versi del grande poeta perugino Bruno Dozzini…]

 

2007

  • Alessandra Borghi, Tutto Perugia- Anno V Numero171, 24 maggio2007, p.9
    Il Premio nella Sala del Consiglio Provinciale il Riconoscimento dell’Associazione Il Corimbo
    Giovanna Bruschi Regina della cultura 2007
    Una volta tanto la cultura porge pubblico omaggio a una sua musa dei tempi moderni, si tinge di rosa, si riconcilia con una pienezza di valori tutta femminile. È accaduto il 12 maggio, presso la sala del consiglio provinciale, cornice quanto mai felice per il saluto all’artista perugina, signora dell’acquaforte, Giovanna Bruschi, data l’affascinante compresenza di decorazioni pittoriche firmate da Domenico Bruschi, che, guarda caso, giocano sulla centralità di figure femminili. A incoronare la Bruschi regina della cultura, in un clima rasserenato anche dalle note della violinista Licia Di Domenico, è stata l’associazione il Corimbo, in occasione della sesta edizione dell’ambìto premio che è stato già di Dozzini, Giovagnoni, Norberto, Raponi, Venanti. L’incontro è andato ben al di là dei toni alti e seriosi delle cerimonie ufficiali, scaldandosi dell’affetto che relatori e astanti (tra cui molti ex allievi e colleghi memori della valente insegnante di storia dell’arte) hanno saputo una volta di più tributare a “una delle più importanti figure della grafica contemporanea”, ma anche a un personaggio apprezzato per “il modus vivendi, gli slanci solidaristici, le passioni, i valori dell’essere che incarna”. Sono parole di Angelo Veneziani, presidente del Corimbo, che ha sottolineato come l’assegnazione del premio alla cultura passi sempre attraverso una “valutazione a tutto tondo”. E il caso della Bruschi, “artista riservata, mai ossessionata dalle luci della ribalta che pure merita”, non poteva non risaltare “in un’epoca in cui dominano attivismo, protagonismo, omologazione e ricerca di patrocinio a pena dell’oblio”. E per cogliere l’umiltà di una donna cui la solitaria ricerca intellettuale non ha mai tolto spazio alla vocazione di moglie e madre, sarebbe bastato notare la mise impeccabile ma semplice, indice di sicurezza e raffinatezza mai ostentate. Un’immagine in sé benaugurante, con tanta bellezza dell’anima riflessa, senza sforzo, in quella del volto. Giorgio Bonamente, preside della facoltà di lettere intervenuto in qualità di presidente dell’Accademia Properziana del Subasio di cui la Bruschi fa parte, ha reso merito alla giovane ma già strategica associazione del Corimbo per “la capacità di stimolare, accanto alla componente culturale, relazioni di stima reciproca, garanzia di efficacia e vitalità”. Bonamente ha ringraziato l’artista anche per la collaborazione alla rivista trimestrale dell’Accademia, le cui copertine da un po’ di tempo recano i suoi disegni. Già hanno prodotto entusiastica accoglienza quelli sulle porte di Assisi ( ciò che dovrebbe stimolare anche Perugia a ripetere l’esperimento), dove il pieno rispetto dei valori architettonoci sa tradursi in “visioni trasfigurate”. Proprio la capacità di andare oltre il dato visibile, di riproporlo, sia nelle composizioni più naturalistiche sia in quelle astratte, rivestino della luce immateriale di significati interiori, è la qualità più autentica dell’arte grafica della Bruschi. Così ne parla Zavarella, ricordando anche i numerosi premi ottenuti dalla Bruschi e il bel catalogo, “un’opere in sé”, che raccoglie la produzione dal ’77 al 2003: “Il primo materiale è sempre la forza morale, la volontà di rispondere a esigenze interiori, senza lasciarsi trascinare dalla facilità di esecuzione. Così, solidità d’impianto, ariosità spaziale, soluzioni compositive accattivanti sono elementi che non tradiscono mai la poesia”. A fondamento di un immaginario femminile di rara bellezza, la scoperta dell’amore come base dell’arte e della vita, la concezione della natura come risonanza del divino, l’inclinazione a una spiritualità “che sommuove l’intimo cuore e fa quasi piegare il ginocchio”,per dirla col poeta Bruno Dozzini. Tendenze approfondite soprattutto dagli anni Novanta, complici incontri fortunati, ma non fortuiti, secondo la visione dell’artista. Come quello con padre Domenico Alfonsi, direttore del Cenacolo Beata Angela da Foligno, da cui sono nate le illustrazioni di cinque libri sulla religiosa. La scommessa di immergersi e dar forma al misticismo, accolta anche per Santa Rita da Cascia, è stata “un’esperienza trasformante”, ha dichiarato la Bruschi. Quella per cui ha stimolato tutti a provare curiosità, indicando quindi la vera chiave per penetrare un modo di vivere e di fare arte: la ricerca di un orizzonte trascendente in cui avventure e disavventure dell’umanità, con la fede, possono risolversi in pace e armonia.
  • Giovanni Zavarella, Assisi e le sue Porte “Siti – Unesco”, aprile – giugno 2006 – anno secondo – numero due, pp.78-79.
    [… Le porte ultimamente hanno attirato l’attenzione dell’artista Giovanna Bruschi che ne ha interpretato modernamente e con tecnica di indubbio fascino, le valenze monumentali, architettoniche, storiche ed ambientali. La preziosa performance artistica è stata impreziosita da notazioni storiche del Dr. Pio De Giuli e dai versi del grande poeta perugino Bruno Dozzini …]
  • Giovanni Zavarella, Umbria Settegiorni, n. 20 Anno XII, 1 giugno 2007, p.34
    Il riconoscimento per decenni di insegnamento e risultanze artistiche
  • Giovanna Bruschi Premio alla Cultura
    Nella sala del Consiglio della Provincia di Perugia, gremita di giornalisti, pittori, poeti, scrittori, musicisti, critici d’arte, tanti amanti dell’arte, (come accade nelle grandi occasioni culturali), è stato consegnato all’artista Giovanna Bruschi, il Premio alla Cultura. La Commissione dell’Associazione de ‘Il Corimbo’ di Perugia ha attribuito alla pittrice il riconoscimento non solo per l’impegno di docente profuso in tanti decenni di serio e rigoroso insegnamento al servizio delle nuove generazioni, ma anche e soprattutto per aver realizzato tante straordinarie risultanze artistiche. Che sono state esposte in varie gallerie italiane e hanno attirato l’attenzione di più di cinquanta critici d’arte. Non di rado le opere si sono imposte nei vari concorsi ed hanno ottenuto decine e decine di premi, a significare la qualità di esiti che, sempre e comunque, sono pregnati di ideali e valori. Includendo la valenza dello spirituale-religioso, legato a figure eccezionali quali Angela da Foligno e Rita da Cascia. Peraltro la trasfigurazione poetica (fatta con incisioni, pastello, disegno, oli e punteggiata da una squisita sensibilità femminile e da una consolidata cognizione intellettuale), sgomitola la panicità di un paesaggio mai passatista, sobrie esplosioni floreali, incantate figure femminili. Non ultimo intriganti soluzioni architettoniche che evocano civiltà antiche e che trasudano dai loro bugnati echi di armigeri e preci di donne vocate alla preghiera. Il tutto avvolto in spazi, linee e soluzioni di rara libertà formale, da cui insorgono simboli apparentemente nascosti. Ma che inducono a rivolgere gli occhi, il cuore e la mente al cielo. Le molteplici e multiformi creazioni che possono essere percepite in successione, come bandes dessinées, nello splendido catalogo dal titolo ‘Giovanna Bruschi, opere grafica 1977-2003’, stampato con i caratteri della Guerra Edizioni, suscitano pause di riflessioni intellettuali. Che per dirla con le parole dell’artista stessa ‘questo libro è proposto come “narrazione” pittosto che come “elenco”, per dare ragione di un lavoro che ho sempre portato avanti con passione e spirito di ricerca’. Uno spirito di ricerca che è stato sempre alimentato dalla rapidità di un gesto e dall’urgenza di un messaggio valoriale. Mai imprigionato dall’effimero, dall’evasione e dal nihilismo modale del tempo contemporaneo che altalena tra il relativismo dell’astratto e il realismo passatista ed abusato. Per i meriti acquisiti è stata inserita nell’Archivio per l’Arte Italiana del Novecento del prestigioso Kunsthistorisches Institut di Firenze e nel 2003 ha ricevuto il titolo di Accademico di Merito dell’Accademia di Belle Arti ‘Pietro Vannucci’ di Perugia. E ultimamente ha ricevuto l’incarico dal Comune di Perugia per la realizzazione di un quadro raffigurante un sindaco della Città. La cerimonia che è stata introdotta, in modo sobrio ed intelligente dal meritorio Presidente del Corimbo Prof. Angelo Veneziani, è stata intermezzata da brani musicali classici della violinista Licia Di Domenico. Espressioni di notazioni critiche sono state indirizzate dal prof. Giorgio Bonamente, Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Perugia e Presidente della plurisecolare Accademia Properziana del Subasio di Assisi. Che non si è sottratto dal ringraziare l’artista non solo per quanto ha realizzato per la promozione delle arti figurative in Umbria, ma anche per la preziosa collaborazione che offre generosamente alla rivista trimestrale del ‘Subasio’, organo ufficiale del nobile sodalizio culturale, diretto dall’entusiastico dr. Pio De Giuli. Poi è stata la volta del sottoscritto. Che con una rapida carrellata ha ripercorso la vita e la professione, le mostre e le critiche, i premi e i riconoscimenti che hanno punteggiato un’attività di creazione secondaria. Che mentre rimanda a Maestri come Gerardo Dottori e Diego Donati, dall’altro ha puntualizzato la generosità solidaristica che anima Giovanna Bruschi. Ha citato, allo scopo, il trittico che si trova nel Museo ‘P. Rossetti’, della Domus Pacis di Santa Maria degli Angeli. Che con un felice progetto pittorico Giovanna Bruschi ha visualmente contestualizzato le poesie di Bruno Dozzini. Ottenendo, con una formula originale, notazioni e citazioni critiche di Letizia Giontella.
    Al termine della cerimonia Giovanna Bruschi ha ringraziato tutti con parole commosse.
  • La Redazione, Il Rubino – Anno XX- N 5 – 31 maggio 2007, p.3
    Prestigioso Premio alla Cultura a Giovanna Bruschi
    La meritoria Associazione Culturale de ‘Il Corimbo’, presieduta da prof. Angelo Veneziani, in linea con una bella tradizione, ha attribuito all’Artista umbra Giovanna Bruschi il premio alla Cultura, edizione 2007. Il riconoscimento che viene dopo Bruno Dozzini, Artemio Giovagnoni, Proietti Norberto, Umberto Raponi, Franco Venanti, è stato consegnato il giorno 12 maggio 2007, presso la Sala del Consiglio della Provincia di Perugia, gremita in ogni ordine di posti, da autorità civili, culturali, poeti, scrittori, pittori, scultori, giornalisti e critici d’arte.
    Erano presenti le emittenti locali. A significare l’importanza del premio, oltre alle pertinenti parole introduttive del prof. Angelo Veneziani, ci sono state le notazioni critiche del chiarissimo professore Giorgio Bonamente, Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia e Presidente dell’Accademia Properziana del Subasio di Assisi e del prof. Giovanni Zavarella.
    Peraltro l’artista premiata è cara agli assisani almeno per due ragioni. La prima è quella che la vuole illustrare da qualche anno la copertina della rivista trimestrale ‘Subasio’, organo ufficiale della plurisecolare Accademia di Assisi. Giovanna Bruschi, con perizia raffinata, gesto pittorico rapido e impianto compositivo moderno, ha già visualizzato non solo le porte che introducono all’interno della città di Assisi, ma anche le splendide fontane che impreziosiscono la città serafica. Peraltro, con estrema generosità, ha raccolto in una cartella le quattro incisioni delle porte e ne ha fatto generoso dono ai membri dell’Accademia e al Comune di Assisi per essere donate nelle grandi occasioni ufficiali.
    La seconda motivazione che ci rende cara e amicale Giovanna Bruschi è quella che l’ha vista donare al Museo ‘P. Felice Rossetti’ della Domus Pacis di Santa Maria degli Angeli uno splendido trittico che è stato creato per interpretare visivamente alcune poesie del grande poeta contemporaneo Bruno Dozzini. Con a chiosa un commento critico – filosofico della nota studiosa Letizia Giontella. E non ci dispiace rivelare che l’artista Giovanna Bruschi, già alla ribalta dell’arte in Italia e all’estero e che ultimamente è stata incaricata di realizzare la figura di un sindaco di Perugia, da inserire nella costruenda quadreria, ha donato alcune opere per concorrere alla costruzione di una casa di accoglienza in Congo. Durante la manifestazione ci sono stati felici intermezzi musicali, grazie alla perizia del violino di Licia Di Domenico.
    La cerimonia che è stata patrocinata dal Comune di Perugia e dalla Provincia di Perugia si è conclusa con il ringraziamento dell’Artista Giovanna Bruschi che ha donato a tutti i presenti una cartella con una incisione e con una poesia del presidente del ‘Corimbo’ Angelo Veneziani.
  • Assisi
    Assisi, Accademia Properziana del Subasio, rivista “Subasio”, Quadrimestrale di Informazioni Culturali del Territorio, Anno XXI-XXII, 1 Dicembre 2014, pag. 5
    Giovanni Zavarella: “L’Arte sacra vive e si raffina nei segni di Giovanna Bruschi  Il viaggio di Angela ( da Foligno) interpretato dall’artista perugina in una mostra di chine e matite. Aggiungere testo?
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