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FRANCO BOZZI – gennaio 1998

FRANCO BOZZI – gennaio 1998

Riflessioni su Giovanna Bruschi

Per cercare di interpretare Giovanna Bruschi e di penetrare l’opera sua feconda e doviziosa, occorre calarsi innanzi tutto nella profonda spiritualità dell’arte umbra. L’artista parte infatti da una rappresentazione della realtà per così dire calligrafica, e francescanamente creaturale: seguendo la lezione dei grandi del nostro Rinascimento (penso alla cura che il Pinturicchio riserva al più piccolo dettaglio, dal filo d’erba al mattone, nelle sue pale d’altare), anatomizza, viviseziona e riproduce i suoi soggetti; ogni foglia ed ogni frutto della terra ci viene mostrato in una asetticità totale (e qui il riferimento immediato è a Padre Diego Donati, al cui magistero ella si è in gran parte formata), con tutte le venature, i nervi e le pieghe che si possono afferrare nell’immagine di un attimo, sospendendo come per incanto il tempo e la mutazione. Ad un primo sguardo sembrerebbe la classificazione minuziosa di un botanico che stia mettendo ordine nel regno vegetale; o la paziente misurazione di un geometra, intento ad enumerare filari, cascinale, recinti per una rilevazione catastale (come se ne vedono di splendide nella cartografia settecentesca). Ma se si osserva più attentamente si capirà che la begonia, o la canna palustre, o la vite piantata dall’uomo racchiudono, al di là della fissità in cui sono incastonate, il principio della vita. Quando l’intelletto ha esaurito il suo compito – che è quello di catalogare e di descrivere – subentra la conoscenza intuitiva che ricongiunge l’individuo con il tutto.
Non ci sorprende allora che Giovanna sia passata, quasi insensibilmente, dalla meditazione stupita sulla natura alla lettura – sillabata con la preziosa fragilità della grafite – di una grande mistica, quale Angela da Foligno. Diremo anzi che questa evoluzione era già inscritta nelle sue prime prove e che il caso (il quale ha sempre un ruolo misterioso e determinante nelle vicende umane) si è incaricato di portarla a compimento. Il vitalismo naturalistico, e il sentimento che trasfigura in donna beata, Giovanna ha saputo renderli con la sua incredibile matita che sembra – più che disegnare – dipingere, incidere e scolpire; e ha saputo ricreare su filigrana così gli incantati paesaggi che stregarono lo sguardo aereo di Gerardo Dottori, come il santo volto di Angela, volto tipicamente peruginesco, ingenuo e voluttuoso insieme, semicoperto dai veli e dai venti, i grandi occhi chiari che emanano innocenza e seduzione. In questo tratteggio, leggerissimo e scavato, noi possiamo fremere del panico abbraccio con il mondo che ci circonda, o assaporare l’incontro fra la sublimazione dell’amore e la carnalità del desiderio, fra la rinuncia ascetica e l’esaltazione sessuale, fra le concatenazioni logiche e i trasporti estatici. E ben si attaglia dunque a quest’arte il frammento di un autore che seppe coniugare scienza e fede, e che non per nulla a Giovanna è particolarmente caro, intendo Blaise Pascal: «Il cuore ha delle ragioni che la ragione non conosce».

GIOVANNA BRUSCHI - Via Luigi Einaudi 19 06125 Perugia (PG) - 075 5847724 - 342 5752486 giovanna.bruschi@libero.it c.f. : BRSGNN45D41G478E -