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Bruno Dozzini – settembre 2003

Bruno Dozzini – settembre 2003

La diaspora del sentimento in Giovanna Bruschi

Dal momento che è mia ferma convinzione che tutto il Creato sia composto di cose visibili e invisibili, non mi è stato difficile, osservando le acqueforti di Giovanna Bruschi, ritrovare una consolante conferma di questa mia convinzione.
Chi opera la funzione mediatrice ontologica fra i due mondi del visibile e dell’invisibile? Non ho dubbi che sia l’opera d’Arte a realizzare il sincretismo fra ciò che è rappresentabile e quello che per sua natura non dovrebbe potersi rappresentare. La sacralità del risultato emerge allora conferendo valore al segno e annullando nel simbolo gli abissi di un’eventuale negazione. Non possiamo, certo, aspettarci una rappresentazione di semplicità come potrebbe essere ad esempio quella di un sole che sorge, rappresentazione impossibile per la ineffabilità della trascendenza, ma Giovanna Bruschi riesce ad esplicitare queste posizioni di pensiero in opere che diventano punto di fusione fra l’umano e il divino, fra ciò che è, per l’appunto, il visibile, come dicevo prima, e ciò che dovrebbe per sua natura restare invisibile.
L’Artista non viene mai meno (e lo si può facilmente dedurre) a quelli che sono sempre stati i pregi del suo fare artistico e cioè la raffinatezza delle forme, la leggerezza dei contorni, la trasparente complicità dei volumi e, soprattutto, la spiritualità che sommuove l’intimo cuore e che fa quasi piegare il ginocchio.
Si giunge allora a intravedere la `pura bellezza’ distinguendo una diversità fra ciò che diciamo `bello’ e che resta nell’ambito del soggettivo e `bellezza’ che è categoria assoluta e che resta nell’ambito dell’oggettivo.
Chi per sua fortuna può avvicinarsi a una qualsiasi opera di Giovanna Bruschi, ma con la capacità di comprenderla nel senso suddetto, non potrà che rilevarne l’abbondanza calibrata dei significati, la poliedricità dei contenuti, l’inquietudine della ricerca e la felicità spirituale dei risultati che nessuno potrà mai mettere in discussione.
Riflettendo con maggiore attenzione sull’arte di questa grande pittrice non si può fare a meno di pensare che talora l’ineffabile, per sua natura alieno da ogni tipo di rappresentazione, possa invece coincidere per vie misteriose con la sfera tattile del visibile.
Tanto per rifarci a puntualizzazioni storiche, tali rare coincidenze potrebbero chiamarsi astratto-concrete, se è vero che Lionello Venturi, già a suo tempo, coniò questa dizione trovandosi nello stesso imbarazzo che l’uomo prova quando non riesce più a dipanare ciò che compete alla realtà da ciò che è patrimonio del surreale.
Giovanna Bruschi (e ci piace soffermarci precipuamente su questo aspetto della sua arte) è riuscita a mettere a disposizione del visibile un suo particolare talento e cioè quello che sfocia nel campo del misticismo religioso. Ma attenzione, un soggetto artistico sacro può anche non essere religioso e viceversa, per cui emerge una duplicità nel mondo artistico della Bruschi con uguale felice risultato nei due campi di indagine. Per lei la cultura pittorica si estende in maniera più incisiva nel territorio dell’intuizione e del pensiero e del resto, come è stato sempre affermato, l’idea è la primizia della realtà.
Senza scomodare Leonardo, azzardiamo una domanda e cioè: può la bellezza pensata essere etica? Quella della Bruschi è una conoscenza della realtà e della non realtà tutta particolare, con esiti perfetti per riflessione, meditazione e tecnica. Molti dei suoi reperti appaiono vicini a un tipo medievale di astrattismo pittorico vetrario o murale per un insito processo conoscitivo della realtà, per l’impianto del segno, l’effusione cromatica da cui si apprende come la mano dell’Artista accarezzi il soggetto, lo illumini, lo porti alla considerazione dei fruitori: è commovente avere la sensazione che una parte della sua anima sia rimasta vivente sulla tela o sul foglio. E questo perché il suo pennello e il suo bulino, evitando il decorativismo della superficie, cercano di uscire dal Tempo e dallo Spazio, riducendosi in luci ed ombre nelle altalene della speranza e nei trasalimenti dell’amore. La tecnica, sempre padroneggiata magistralmente, soccorre nei propositi più alti, con i sommessi respiri delle curve, le morbidezze delle sinusoidi da cui nascono raggi di luce colorati di ombra. Si sviluppa così una vis mistica della natura non costruita casualmente, ma posseduta nell’intimo dall’Artista, tanto che l’espressione grafica diventa matrice di sogni sempre nuovi a causa del suo procedere dallo spirito che niente e nessuno riuscirà mai a tacitare. Giovanna Bruschi ha la certezza che il cielo e la terra si tocchino e, anche quando l’Artista si esprime nei piccoli e piccolissimi formati, è chiara la predilezione per il `sintetico’ che riecheggia un desiderio di assoluto che è poi esigenza di verità.

GIOVANNA BRUSCHI - Via Luigi Einaudi 19 06125 Perugia (PG) - 075 5847724 - 342 5752486 giovanna.bruschi@libero.it c.f. : BRSGNN45D41G478E -